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Laguna



L'acqua della laguna dondola piano, è una lontananza di casoni arroccati
sulle barene, ed è una terra di giunco e di sale: salata è la nebbia
intorno, salata è l'acqua, ed è sabbia ed acqua e sabbia ancora, e casoni, e
barene, e laguna che dondola fra i giunchi.
Qui, sulla sabbia che è sale e giunco, è acceso il fuoco, un fuoco vivido
nella nebbia, e Venezia è un fuoco fatuo all'orizzonte del mare, scintilla e
quasi naviga  fra i giunchi ed il sale e la nebbia, in un novembre che
scivola lento nell'acqua bassa, che lambisce gli orti strappati al fondale,
che è cimitero di molluschi che si spezzano e divengono sabbia, e giunco, e
nebbia.
Nella cenere sotto il fuoco, e accanto al fuoco, acceso su un cimitero di
sabbia spezzata di molluschi strappati al mare, cuoce la cipolla.
Cuoce lenta, senza memoria, bulbo tratto alla luce e nuovamente interrato
nel substrato rovente, in questa cenere di fuoco che è laguna e specchio di
Venezia lontana, da sola, a navigare le nebbie di questo novembre che
lambisce il mare.
E la cipolla cuoce senza memoria, e senza memoria mani di pescatori solcate
da innumerevoli ferite di cui resta solo il segno ma non il ricordo
sbucciano e tagliano, accomodano assieme alle vongole aperte al fuoco,
strappate al cimitero vivo della loro vita lagunare ed immemore, lenta,
dondolante fra il giunco e la sabbia ed il mare, e Venezia che riluce come
una gemma lontanissima al limite della laguna.
E ci sono vongole e cipolla e vino, sceso lucente e senza memoria lungo le
vie che portano al mare da terre calcaree, dal carso bianco di calce e
corroso da un'acqua senza sale, in un infinito percolare nel silenzio della
montagna, fino a questa terra di sabbia e giunco, fino al fuoco acceso a
riflettersi nella laguna, senza memoria, con Venezia che brilla lontano come
un fuoco fatuo o una gemma nel cuore del mare.

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Paolo S./ c'est bon ,  c'est normal c'est italien :o)  *