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Re: crescente
- Subject: Re: crescente
- From: Sergio <sergio.digiorgi@tin.it>
- Date: Tue, 09 May 2000 20:56:33 +0200
- Newsgroups: it.hobby.cucina
- References: <8f8s6u$okf$1@nslave2.tin.it>
- Xref: pern.dea.icai.upco.es it.hobby.cucina:15625
On Tue, 9 May 2000 13:24:15 +0200, "SILVIA BARBIERI" <mvsdeb@tin.it> wrote:
>Chi è che può insegnarmi a fare una buona crescente condita ad esmpio con
>dadini di prosciutto o di pancetta?
Io non la conosco, pero' sembra che la conoscesse bene il Pellegrino cuoco
che al numero 194 cosi' scrisse (e s'e' sprecato! ;-(( ):
194. Crescente
Che linguaggio strano si parla nella dotta Bologna!
I tappeti (da terra) li chiamano i panni; i fiaschi, i fiaschetti (di
vino), zucche, zucchette; le animelle, i latti. Dicono zigàre per piangere,
e ad una donna malsana, brutta ed uggiosa, che si direbbe una calìa o una
scamonea, danno il nome di sagoma. Nelle trattorie poi trovate la trifola,
la costata alla fiorentina ed altre siffatte cose da spiritare i cani. Fu
là, io credo, che s'inventarono le batterie per significare le corse di
gara a baroccino o a sediolo e dove si era trovato il vocabolo zona per
indicare una corsa in tranvai. Quando sentii la prima volta nominare la
crescente, credei si parlasse della luna; si trattava invece della
schiacciata, o focaccia, o pasta fritta comune che tutti conoscono e tutti
sanno fare, con la sola differenza che i Bolognesi, per renderla più tenera
e digeribile, nell'intridere la farina coll'acqua diaccia e il sale,
aggiungono un poco di lardo.
Pare che la stiacciata gonfi meglio se la gettate in padella coll'unto a
bollore, fuori del fuoco.
Sono per altro i Bolognesi gente attiva, industriosa, affabile e cordiale e
però, tanto con gli uomini che con le donne, si parla volentieri, perché
piace la loro franca conversazione. Codesta, se io avessi a giudicare, è la
vera educazione e civiltà di un popolo, non quella di certe città i cui
abitanti son di un carattere del tutto diverso.
Il Boccaccio in una delle sue novelle, parlando delle bolognesi, esclama:
«O singolar dolcezza del sangue bolognese! quanto se' tu sempre stata da
commendare in così fatti casi! (d'amore) mai di lagrime né di sospir fosti
vaga; e continuamente a' prieghi pieghevole e agli amorosi desiderii
arrendevol fosti; se io avesse degne lodi da commendarti, mai sazia non se
ne vedrebbe la voce mia».
Sergio.